 |
|
Novità
|
 |
|
 |
Di seguito l'intervista a Pierfrancesco Pavoni con discussione sul Forum
|
|
|
|
 |
|
Cono d'Ombra Blog
|
 |
|
 |
Inviato da:
admin Cono d'Ombra
17/10/2007 8.22
La stagione appena passata è stata estremamente lunga per i nostri sprinters. Vi sono stati molti appuntamenti su quali si è puntato con fortune alterne, ma che hanno costituito un importante momento di crescita, soprattutto per i più giovani.
Quando un nuovo anno agonistico si approssima, ci sono sempre apettative importanti, si cerca di trovare la via per consentire di rendere concreti quei desideri che tutti i ragazzi hanno nei loro cuori.
Questo pone una responsabilità che deve essere valutata e affrontata con estrema attenzione.
E' necessario fare una valutazione sul già fatto, interrogarsi su quali possano essere i versanti dove lavorare con maggiore intensità, cercare di comprendere qualcosa di più di ognuno, ogni progresso parte dalla conoscenza del soggetto con il quale si abbia a che fare. Un ragionamento attento, articolato, preliminare è condizione obbligatoria al tentativo, sempre arduo e mai scontato del tanto sospirato miglioramento.
L'atletica non ci consnte atteggiamenti giustificatori, tipici degli sport comparativi, nei quali una buona prestazione può dare esito negativo, qualora ci si trovasse a rivaleggiare con avversari di livello superiore. Il nostro sport è prima di ogni cosa, sfida contro se stessi, sfida dei propri limiti, sfida fra la difficoltà nel creare meglio di come si sia creato l'anno passato, sfida con gli altri come pretesto per la sfida con noi stessi.
In questa ottica, vi sono delle considerazione che vanno fatte.
Abbiamo già accennato in un post precedente alle difficoltà del movimento dei nostri velocisti, abbiamo tentato sommariamente di indicarne le cause.
Il tradizionalismo, le difficoltà nel tentare nuove vie, la mancanza di comunicazione, un geloso custodire il proprio orticello.
Tutto questo determina, come parrà ovvio, una contraddizione fra la volontà di progresso ad ogni stagione dei nostri velocisti e la difficoltà di realizzarlo data la staticità degli elementi che dovrebbero costituire la condizione stessa per quel progresso.
Questo sta ad indicare che ad un certo punto dell'evoluzione determinata dalla crescita biologica dell'atleta è necessario trovare vie nuove che possano consentire, al di là del già visto e del già fatto, di determinare un vantaggio reale.
Assistiamo a giovani promesse che terminano con anticipi notevoli la propria attività, a ragazzi che poco allenati offrono prestazioni di eccellenza, a questi stessi che con allenamenti impegnativi non riescono a fare meglio.
L'aspetto della sommistrazione volumetrica eccessiva è la prima causa di morte nel nostro mondo in riferimento ai giovani atleti.
Sarebbe opportuno la si smettesse. Ma di sensibilizzazioni sullo specifico non ne udiamo.
Ovviamente non è questione che attenga solo ai giovani, anche se è del tutto ovvio, come lì si determinano gli scenari più tragici.
I concetti di volume e densità non possono essere aumentati in maniera indefinita nel tempo, hanno la necessità, giunti ad un punto di non ritorno, di essere ridimensionati, è necessario punatre su altri aspetti. L'evoluzione si porta a compimento attraverso una varietà di percorsi.
Avremmo esempi esemplificativi, circa atleti ad elevata qualificazione, che hanno incontaro ultimamente maggiori ostacoli del consueto, nel tentativo di un progresso sperato che alla prova dei fatti si è rivelato un regresso di proporzioni notevoli, ma non sarebbe giusto nominarli, speriamo si redimano in tempo.
La distorsione è determinata dal fatto che in effetti l'aumento delle quantità offrono dei progressi, ma giacchè le stesse non possono avere un accrescimento senza limiti, quando divengono troppo rilevanti cominciano a prodursi effetti collaterali assai negativi.
Credo che comunque si sia tornati indietro, rispetto a concezioni di qualche anno fa, impregnate di volumi estremamente impegnativi, ci pare che anche i tecnici che costituivano l'avanguardia di quella impostazione, stiano compiendo dei passi indietro, verso forme più equilibrate, graduli e sensate di training.
Pensiamo che comunque il primo passo, davvero significativo, possa essere quello di una nuova generazione di tecnici, che sappia mettere in comune le propre esperienze, che sappia comunicare cercando vantaggio nelle esperienze degli altri.
Vi sono realtà assai difficili, nelle quali ci si trova ad operare, luoghi ove è complicato trovare un sostegno di ordine metodologico o anche la possibilità di opinare nel merito, crediamo sarebbe opportuno avviare un percorso nuovo, nel quale, soprattutto i giovani tecnici, la smettessero di scimmiottarre quello che è stato, di utilizzare lo stesso linguaggio ormai ampiamente polveroso.
Se sentiamo un venticinquenne parlare di ritmiche o somministrare i lunghi agli sprinters nell'introduttivo, un brivido ci corre lungo la schiena.
Noi del Cono, abbiamo voluto provare ad offrire un contributo, con un sistema di comunicazione aperto, che possa essere consultato e cui si possa partecipare ponendo anche delle questioni.
Il risulato è stato duplice.
Molte visualizzazioni, molti individui che hanno letto, speriamo appreso, ma scarsa partecipazione effettiva, poche domande, poche questioni poste.
Questo ci indica una difficoltà, un timore, un 'eredità di un sistema che ha sempre previsto chi dovresse parlare e quanti dovessero ascoltare.
Abbassiamo i volumi, cechiamo altre vie e soprattutto parliamoci e quando non ci parliamo, studiamo un pò!
Tags:
Re: Volumi... al cubo
condivido in gran parte il contenuto delle considerazioni innanzi epresse.
Un po' meno d'accordo sono sulla considerazione che avete della cosi' detta "vecchia scuola".
Il problema della "vecchia scuola" di fatto risiede nella sua superficiale conoscenza. Ovviamente non mi riferisco a voi.
Personalmente ho potuto negli anni constatare che alcuni cardini della scula scuoa, vittoriana sono stati mal interpretati e per questo impropriamente utilizzati.
Si pensi alle "ritmiche" utilizzate spesso come un fine e non come un (uno dei tanti) mezzi che ci aiutano a proporre sempre il nuovo, il diverso ai nostri atleti.
A tal proposito mi viene in mente una bella frase di Alessandro Nocera che di ceva pressappoco cosi' " ogni atleta deve avere l'impressione di cambiare tecnico ogni anno".
Conosco alex da poco, ma mi è bastato per condividere il suo modo di fare atletica, tant'è che mi sarebbe piaciuto vederlo ulteriormente valoriozzato in qualche ruolo della struttura tecnica nazionale.
Sicuramente Alex ha un modo diverso di lavoarre rispetto al mio, ma quello che credo ci accomuni è la fiolsofia interpretativa del tarining; slegato dalle ricette preconfezionate, ma relaizzato come un abito su misura sull'atleta.
Questa è una bellissima filosofia, che paradossalmente racchiude l'essenza della scuola di vittori basata principalmente sull'addestrare che sul "galoppare". Spesso pero' si intende Vittori=Galoppo e questo non è assolutamente vero.
La mia testimonianza è quella di uno che li ha vissuti gli insegnamenti di vittori (se penso atutte le volte che in questi anni ci siamo incontrarti ad ascoli e alle telefonate...).
Insegnamenti che hanno consentito ad un'atleta di 22 anni che correva in 10"70 (+1.8) a correre dopo 3 anni di attento lavoro in 10"35 (+0.0). Chiunque abbia avuto modo di confrontarsi sul campo con questo maestro si è potuto rendere conto che le lezioni non si basano sull'applicazione di un rigido programma di allenamento.
In altre parole IL COME prevale sul COSA si fà. Sempre.
Seguendo questo principio è meno probabile sbagliare perchè per FARE LE COSE BENE (quindi il come) è necessario chiedersi anche il PERCHE' DECIDO DI FARLE e questo presuppone alla base un'analisi della problematica da affronare EVITANDO DI ATTUARE SCELTE CHE ..ALLA FINE ....sono solo fine a loro stesse.
Il bello è poi riuscire a realizzare quella miscela di interventi che - proponendo di anno in anno il nuovo - mi consenta di speculare non sulla banale massa biologica, ma sull 'interesse, sulla motivazione dell'atleta rendendo piu' efficenti i miei interventi.
Questo è il modo con cui affronto la preparazione di un atleta. Non si poterbbe fare altrimenti.
Non posso allenare una prestazione. Non posso allenare il 10"20, ma posso incidere su tutti quei fattori (sopratutto addestrativi e consequenzialmente condizionali) che sono necessari, ma non sufficienti alla prestazione stessa.
Come realizzo questo disegno?
Con tutti i mezzi possibili che conosco, inventandomi dei nuovi, rimodulando quelli che già conosco, e se questo significa - nel periodo introduttivo - proporre una bella partitina a Basket, che c'è di male?.
Devo rimettere in moto una macchina, devo stimolare la voglia di ricominciare, devo - NELL'INTRODUTTIVO - stimolare con dolcezza e divertimento, riportando in efficenza il motore senza attingere in maniera totalizznte ai mezzi che andro in modo metodico ad utilizzare nei cicli fondamentali.
Se in questo -E RIPETO SEMPRE NELL' INTRODUTTIVO - capita che un gruppo di atleti STIA LAVORANDO SU LUNGHI (ES un 1000 O 5' DI CORSA), non c'è niente di male se faccio aggregare a questo anche i velocisti. un 1000 all'anno non crea nessun tipo di problema.
Negli anni, ho potuto constatare che questo tipo di approccio "giocherelloso" nell'introduttivo e senza un'apparente metodo ha sempre consentito di riprendere un' adeguata capacità di lavoro con esterma facilità.
Dovevate vedere la faccia di gianni quando gli ho detto di unirsi al gruppo per un 1000. Alla fine era contento. Si è misurato con atleti di altre specialità con cui mai ha confronti. Anche questo è uno stimolo in questa fase della preparazione. Non c'è nulla di male. Un mille una tantum non rappresenta un indirizzo metodologico.
Chiudendo vorrei soffermarmi sulla scrasa partecipazione di cui parlate nelle ultime righe di questo intervento.
In effetti è vero, ma il consulto è elevato. Forse la gente teme di afre domande inopportune, oppure crede di aver afferrato cosi' bene i concetti che voi spiegate da non dover afre ulteriori approfondimenti.
Col tempo , sono sicuro, che anche i piu' timidi cominceranno a farsi avanti. Dopotuttosiete nuovi nella rete.
Il Vostro compito, che è anche la vs mission associativa sarà quella di continuare su questa starda, proponendo smepre interventi competenti e all'altezza di quello che avete fatto fin'ora.
Un vs. assiduo e affezionato lettore.
ciao e buona atletica.
Da beppe a
17/10/2007 14.49
|
Re: Volumi... al cubo
Caro Beppe, il nostro non è un approccio eminentemente antivittoriano, ne riconosciamo il grande contributo, la capacità di aver portato a compimento a forza di risultati convincimenti persuasivi. Il punto attiene a chi non ne conosce a fondo il metodo, metodo che comunque ha subito variazioni anche sostanziali nel corso degli anni, cercando sintesi che fossero maggiormente sintonizzati su quanto accadesse nella realtà. Il punto attiene a chi conoscendone il metodo non ne tenta un superamento, ne conviene in maniera integrale, senza avanzare opinioni che in parte siano in dissonanza. Ma questo non è l'aspetto centrale, non di una probità in ragione della distanza dal vittorianesimo si tratta ( se parlo di vittorianesimo ne sanziono in maniera solenne lo status di scuola), ma del semplice rapporto fra tecnici, del dialogo, dei chiarimenti, dei dubbi. Questo è il punto, i tecnici, siano vittoriani, antivittoriani, ma cerchino di aprirsi, non abbiano timore del confronto, franco. In bocca al lupo a tutti.
Da 1459926@aruba.it a
17/10/2007 18.03
|
Re: Volumi... al cubo
quoto in toto la STRADA del confronto REALE potrebbe essere APERTA dalla Vs. mirabile iniziativa.
ps: ho un paio di argomenti che mi piacerbbe approfondire sui quali sento il bisogno di un confronto/conforto.
Domani apro un tread nel forum.
buonanotte
Da beppe a
17/10/2007 21.49
|
Re: Volumi... al cubo
Da quello che leggo ,mi sembra di capire che voi parliate principalmente di atleti già evoluti o perlomeno non più soggetti allo sviluppo staturo-ponderale. E per tutti coloro che sono ancora nella fase di crescita(età compresa tra i 15-20 anni) come ragioniamo? E' sicuramente vero che la corsa resistente per un velocista è una grossa fatica ,ma considerata l'olisticità della "macchina uomo" e la complementarità dei vari sistemi energetici, come ci comportiamo?
Da fataturchina a
20/10/2007 8.30
|
Re: Volumi... al cubo
Hai sollevato una questione molto complessa: pensiamo che meriti una nuova discussione nell'area forum. Ci ritroviamo là fra qualche ora: siamo molto interessati anche alle tue opinioni riguardo l'argomento.
Da 1459926@aruba.it a
20/10/2007 15.20
|
|
|
|
|

|
Inizia l'avventura sul Web del Cono d'Ombra Athletic Workgroup, nella speranza di coinvolgere quanti, animati dalla nostra stessa passione e volontà di mettere continuamente in discussione le proprie idee, avranno voglia di confrontarsi in un dibattito aperto.
| Leggi...
|
|