La corsa rapida e la corsa ampia rappresentano la sintesi dinamica di tutte le capacità fisiche che lo sprinter realizza nell’esercizio di gara.
Il modello ritmico ha però negli anni subito gravi errori di interpretazione laddove si è erroneamente ritenuto che dovesse essere necessariamente il punto di arrivo – nei passi e nella velocità di esecuzione – di ogni velocista indipendentemente dalle caratteristiche e dalla qualificazione dell’atleta intendendo per quest’ultima non solo quella prestativa ma anche - e soprattutto - quella addestrativa.
In altre parole il suo originario ruolo di strumento di indagine e di verifica è stato nel tempo e da molti inteso - per via di una distorta o non sufficiente informazione - come un fine da conseguire. Per questo motivo le esercitazioni ritmiche vengono utilizzate durante il periodo di rigenerazione a conclusione di ciascun ciclo di preparazione e non come precipuo strumento di lavoro.
In apparente disaccordo con quello che ho appena affermato, quest’anno ho utilizzato le esercitazioni di corsa ampia e di corsa rapida nei cicli preparatori. Lo scopo, in questo caso era diverso, non di indagine, non di controllo, bensì di strumento di rodaggio meccanico necessario per ridurre gli effetti della viscosità muscolare indotta dal copioso volume di esercizi di forza con e senza sovraccarico che abbiamo e che stimo tutt’ora realizzando.
Cercavo una esercitazione che consentisse all’atleta di correre abbastanza velocemente con la massima decontrazione e la minima spesa. La rapida ha fatto al caso nostro. Una esercitazione in cui Gianni si identifica a pieno. L’ ampia, sempre eseguita sui 100 metri invece, mi ha dato la possibilità di eseguire proficue – mi auguro - esercitazioni per i piedi chiamati ad esprimere in tempi brevi importanti rimbalzi.
La costruzione del modello ritmico ci permette di ipotizzare anche il miglior compromesso fra lunghezza del passo e frequenza al fine di sviluppare la più elevata velocità di corsa possibile.
E’ indubbio che l’allenatore abbia bisogno di strumenti di valutazione della strategia dell’allenamento prima proposta e successivamente realizzata attraverso la formulazione di modelli di riferimento che possono abbracciare la sfera bioenergetica per esempio, biomeccanica, come anche quella ritmica.
Ci soffermeremo su quest’ultimo aspetto, in quanto, come già esaustivamente scritto dal prof. Carlo Vittori, la sua costruzione rappresenta uno strumento per scomporre i parametri di frequenza e ampiezza in funzione della biotipologia dell’atleta.
Riuscire ad ipotizzare un modello che rappresenti - per ciascun atleta - il giusto compromesso fra i due suddetti parametri, consente al tecnico attraverso le esercitazioni corsa rapida ed ampia, di risalire attraverso l’amplificazione dei fenomeni, alle cause degli eventuali scostamenti e quindi intervenire con mezzi più mirati al fine di risolvere i “veri” problemi di quell’atleta.
La scelta di queste due esercitazioni è motivata dal fatto che essendo la velocità influenzata, ma soprattutto dipendente, da questi due parametri, è molto verosimilmente possibile riuscire ad indagare e contemporaneamente a quantizzare in modo più analitico ora la capacità di sviluppare una rapida alternanza di eccitazioni e inibizioni con la massima rilassatezza (corsa rapida), ora di conoscere la capacità di esprimere alte punte di forza – nelle su espressioni esplosive, elastiche e reattive – in tempi brevissimi.
E’ importante precisare che il modello è stato costruito sulla base delle esperienze maturate su atleti con una lunghezza dell’arto inferiore (linea mediana del grande trocantere fino a terra) non superiore a d un metro. Da cio’ si evince come per atleti piu’ alti il modello potrebbe non corrispondere alla realtà delle attuakli esperienze. Di fatto, lo stesso Asafa Pawell copre la distanza dei 100 in 45 passi, la stessa di atleti meno alti. “ Si sa per esperienza che atleti molto alti per realizzare la massima velocità accorciano volutamente il passo con una interpretazione particolare della corsa, per loro pero’ redditizia (Vittori- ipotesi di un modello ritmico)”
Quanta più frequenza e quanta più ampiezza dovrà sviluppare l’atleta nei due modelli rispetto a quello prestativo? Le esperienze fatte dalla scuola italiana della velocità fin dai primi anni 80 hanno suggerito uno scostamento del 13%. Le stesse esperienze, tuttavia, hanno rilevato scostamenti fin’anche del 15% ma mai dallo stesso atleta.
Livelli altissimi delle due capacità (frequenza e ampiezza) non sono raggiungibili dallo stesso atleta perché probabilmente le capacità che in buona parte influenzano la corsa ampia, mal si accordano con le capacità di reattività e rapida alternanza di contrazioni e inibizioni che sono in gran parte responsabili della prestazione in corsa rapida.
Gianni identifica a pieno il fenomeno appena descritto. Ecco giustificato il notevole gap fra le due esercitazioni.
Nei cicli successivi al periodo indoor le esercitazioni ritmiche verranno utilizzate solo come mezzo di controllo – cosi’ come precedentemente scritto – nei periodi di rigenerazione.
Sebbene il lavoro che cerchiamo di realizzare miri a limitare le lacune dell’atleta, non si devono mai perdere di vista i punti di forza. Sarebbe infatti castrante per Gianni se le nostre attenzioni fossero mirate a farlo correre il piu’ ampio possibile, tanto quanto lo sarebbe se smettessimo di speculare sulle capacità che gli consentono di esprimere frequenze elevate.
Per tali ragioni, come evidenziato da CONO, il modello ritmico corsa rapida e di corsa ampia di Gianni si discosta da quello ordinario proprio perché si deve tener conto delle specifiche peculiarità dell’atleta. Ma è proprio questo che suggerisce la filosofia del modello messo a punto dalla scuola italiana.
Nell’ultimo raduno Gianni ha sviluppato in rapida una frequenza di 5,19 passi al secondo (53 passi in 10”20) una frequenza sensibilmente maggiore di quella espressa nel ciclo precedente. In ampia ci devono bastare i rilevamenti di quello precedente giacché nell’ultimo non è stato eseguito (46.5 in 11”19).
Il modello di Gianni suggerisce per un tempo gara di 10”30 e per la lunghezza dell’arto inferiore l’esecuzione delle due esercitazioni in 10”5 e rispettivamente in 57 e 44 passi.
Stante le considerazioni innanzi espresse e dalla conoscenza dell’atleta, ho adattato il modello di Gianni nel modo seguente: 10”2 in 55 passi per la corsa rapida e 10”5 in 45,5/46 passi per la corsa ampia.
Questo molto verosimilmente consentirebbe e alla velocità espressa in funzione della capacità di esprimere frequenza di calmierare la minor velocità che Gianni è in grado di esprimere in funzione della capacità di esprimere ampiezza.
La soluzione metodologica adottata risolve anche il problema, apparentemente non importante, di non snaturare la naturale interpretazione ritmica che il ragazzo possiede.
A chiusura di questo intervento mi piacerebbe ribadire che in termini assoluti le ampiezze, sebben piu’ dispendiose dal punto di vista energetico, rendono decisamente più delle frequenze.