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Regolamento dei Forum tecnici
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Le discussioni ad argomento tecnico vengono decise e aperte dai componenti il Cono d'Ombra Athletic Workgroup. Tutti gli utenti registrati possono partecipare alle discussioni pubblicando commenti e opinioni sull'argomento avviato ma, benché tecnicamente possibile, sono pregati di non aprire nuove discussioni. Qualora uno o più utenti intendessero proporre una nuova discussione, potranno farne richiesta inviando una email al Cono d'Ombra che prenderà in esame la richiesta e, se approvata, provvederà ad aprire la discussione proposta. Tutte le richieste dovranno avere carattere tecnico inerente le metodologie di allenamento dell'Atletica Leggera. Queste regole di base, benché possano apparire restrittive, sono state decise per evitare situazioni confusionarie e inflazionamenti delle discussioni da parte di un sottoinsieme di utenti. Il Cono d'Ombra Athletic Workgroup, al fine di mantenere ordinate e fluenti le discussioni, potrà decidere, comunque a seguito di preavviso diretto, il ban di utenti che non garantissero l'ordine e la leggibilità delle discussioni mediante interventi ripetitivi e/o mal esposti. Restano in obbligo le ovvie regole di buona educazione nel linguaggio adottato e nei riferimenti diretti ad altre persone, siano esso utenti del forum o meno.
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Forum tecnici
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| Start & Drive: applicazione pratica |
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E' un luogo comune abbastanza diffuso della nostra atletica,
quello di individuare una tipologia determinata di velocisti in quelli che
sarebbero partenti. Per molto tempo questa distinzione ha preso le mosse da
valutazioni di ordine morfologico in ragione della lunghezza degli arti
inferiori e più precisamente del rapporto che questi determinavano con la
lunghezza del busto. Addirittura vi erano situazioni nelle quali lo sprinter
valutato come poco abile in quel fondamentale fosse ritenuto poco sollecitabile
nel corso del training affinché progredisse appunto nello start, pensando
erroneamente che fosse quella una caratteristica del tutto innata e per la
quale poco potesse fare una gamma di esercitazioni specifiche. In altri casi
ancora, si è talvolta ritenuto improbabile, quando non impossibile, rendere
efficace questo fondamentale in ragione di una scelta metodologica che non
prevedesse lo sviluppo della forza in modo convenzionale, ragione che dava
assurdamente giustificazione alla scarsa cura dell’aspetto tecnico dello start
& drive.
Un caso esemplificativo che bene illustri una situazione
come quella ora delineata si è avuta con la nostra Chiara. La sua attività in
età giovanile le ha portato due titoli italiani allieve, ma la sua partenza dai
blocchi e il suo drive hanno sempre costituito un tallone d'achille, un punto
debole per la sua prova sui 100
metri. Questa situazione ha indotto l'atleta a supporre che poco
potesse essere fatto in maniera mirata per quel fondamentale e maturare la
convinzione di dover cercare di progredire nell'espressione dell'azione
lanciata come tentativo compensativo per
la misera prima parte della sua azione.
La prima cosa che abbiamo notato è stato un fatto in sé
piuttosto banale ed evidente: le difficoltà che l’atleta palesava erano
semplicemente di natura tecnica e non afferivano in nulla a quelle che erano le
qualità di forza dinamica ed esplosiva della ragazza. E’ ovvio che l’opera di
sviluppo delle capacità di potenza di Chiara ha contribuito al suo
miglioramento in questo fondamentale, ma è altrettanto ovvio che i suoi limiti
tecnici erano tali da costituire un elemento impedente i nostri scopi. A
riprova di questo fatto possiamo asserire che i miglioramenti si sono
evidenziati ben prima che i suoi gradienti di forza raggiungessero valori
interessanti.
Abbiamo cercato prima di tutto di azzerare l'idea pregressa della
percezione che si era formata dello start e del drive. In pratica, si è
destrutturato affinché potesse essere possibile ricostruire. E' seguito, poi, un lungo dibattito su quale dovesse essere la forma
più vantaggiosa che l'accelerazione dai blocchi di Chiara dovesse prendere e,
al termine di lunghe e tortuose elucubrazioni ed esperimenti, siamo addivenuti
ad un'ipotesi di partenza che è stata proposta all'atleta. Si è anzitutto deciso di intervenire sulla modalità dei passi in
avvio: in primis la ricerca di un punto di appoggio nettamente più indietro con
una azione di ritorno dall’alto verso il basso-dietro e, in secundis, sulla lunghezza,
propendendo per un'azione che si curasse di più e meglio del completamento delle
spinte e meno dell'azione di avanzamento dell'arto libero, che mostrava una
tendenza eccessiva alla verticalità. L'interpretazione
dello spartito ha comunque consentito un'attuazione del tutto personale che ha
aggiunto una certa dose di dinamismo e di rapidità nell'esecuzione del
particolare, dinamismo e rapidità più
alte rispetto a quelle di altri atleti che, nell’ambito del Cono
d’Ombra, si muovono in avvio con un maggior utilizzo della forza a discapito
della velocità di esecuzione.
Ci si è poi occupati dell'angolo di uscita, con l’obiettivo
di renderlo decisamente più acuto, per limare la già citata deleteria tendenza
a esercitare spinte troppo verticali. Questo presupposto, inoltre, era in linea
con la scelta che lo start vertesse in maniera decisa sul completamento massimo
dell'azione di spinta. Dunque, un’uscita dal blocco con il busto maggiormente
inclinato determinava un'azione pienamente armonica e diremmo consequenziale,
ove la spinta stessa aveva la possibilità di essere dispiegata al massimo grado proprio in
ragione dell'assetto del busto. Un primissimo intervento che ha permesso di
mettere a punto questo aspetto è stata la modifica delle misure dei blocchi.
Più precisamente, sono stati spostati indietro di una posizione il blocco
avanti e di due posizioni il blocco dietro. Questo semplice accorgimento ha
permesso a Chiara di assumere al “pronti” una posizione più correlata con un
angolo di uscita acuto e con una maggiore facilità nell’esercitare la pressione
sul blocco dietro come primo elemento tecnico al momento della reazione.
Altro particolare sul quale abbiamo lavorato è stato quello
che riguardava il tempo di reazione. E’ ovvio come questo fosse l'elemento più
difficilmente modificabile, ma l'esercitazione continua in compagnia di atleti
in possesso di RT importanti ha certamente consentito a Chiara di sviluppare
un'attenzione che nel corso della stagione ha potuto mettere sul piatto del
valore delle sue competizioni. Anche in questo caso emergono in maniera
evidente le maggiori possibilità per un atleta di accrescere il proprio
bagaglio tecnico, soprattutto per chi, come Chiara e Claudia, si allena
normalmente in locazioni prive di un nutrito gruppo di atleti di pari o simile
livello.
Attualmente la partenza di Chiara è sicuramente un suo punto
di forza, tanto da averla resa una efficace prima frazionista della staffetta
veloce Under23, e costituisce un
particolare che la ragazza ha acquisito alla perfezione, mettendo in scena le
stesse modalità ad ogni start, anche in situazioni ad alto contenuto
emozionale. Il suo podio agli Assoluti è un chiaro esempio a dimostrazione di
ciò.
L'aspetto che dovrà essere preso in esame nell’immediato
futuro è quello del raccordo, quando l'azione del drive muore nella fase
lanciata. Ci sarà tempo e spazio per renderlo maggiormente efficiente ,
affinché contribuisca al miglioramento prestativo della nostra freccia
spezzina.
Cono d'Ombra |
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| Start & Drive Chiara Gervasi - Primo stadio evolutivo |
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Con colpevole ritardo, riprendiamo l'esposizione del Case Study partendo proprio dallo stato iniziale, ossia dal modo in cui l'atleta espletava l'espressione tecnica dello start&drive al momento in cui si è iniziato a lavorarci sopra, momento che risale alla preparazione invernale 2005/2006.
Ci sembra anzitutto opportuno, al fine di consentire al lettore una visione allargata della situazione, riportare a premessa alcuni fattori contestuali di quel periodo che, seppur non direttamente connessi all'aspetto in esame, riteniamo siano stati influenti in maniera non trascurabile sul complesso tecnico e motivazionale dell'atleta e che abbiano caratterizzato in maniera peculiare quei mesi di allenamento. Di seguito, dunque, alcune annotazioni relative alle condizioni di partenza della preparazione invernale 2005/2006.
La stagione 2005, in cui non era ancora sotto la nostra guida, vedeva l'atleta al secondo anno juniores dopo un buon primo anno coronato dalla partecipazione ai Campionati del Mondo Junior di Grosseto, sia pure con "l'ombra" sulla sua poco spiegabile esclusione dalla 4x100. Questo ha creato aspettative importanti nell'atleta in vista della stagione 2005 che vedeva in programma i Campionati Europei Junior, un contesto più accessibile della rassegna mondiale e che ha permesso a Chiara di fissare degli obiettivi più ambiziosi ma pur sempre realistici. Oltre a questo, il passaggio alla Società femminile più importante d'Italia ha generato la volontà di ben figurare per dimostrare di valere la fiducia in ella riposta dai dirigenti della Fondiaria-SAI Atletica. Questi fatti sono certamente fonte di effetti positivi nella sfera motivazionale di qualunque atleta, ma il proseguio dell'annata è stato purtroppo nefasto, caratterizzato da una stagione indoor sottotono e un infortunio patito alla prima gara all'aperto che ha compromesso l'intera prima parte di stagione, vedendo svanire tutti gli obiettivi che si era prefissata. E' l'anno della maturità e quindi Chiara decide di sospendere fino alla fine degli esami, visto che ormai non era più in gioco per gli Eurojunior. La ripresa è comunque problematica e tutto quello che riesce a fare a settembre/ottobre non sono che dei modesti 12"24 sui 100 metri e 25"27 sui 200 metri. Questo è il livello iniziale con cui si accinge ad affrontare la preparazione per la stagione successiva.
Al termine della stagione 2005, in seguito a dissidi in parte derivanti dagli accadimenti appena trascorsi, Chiara passa alla nostra guida tecnica. Questo passaggio, però, implica anche tutta una serie di fattori che costituiscono delle difficoltà oggettive per una giovane non ancora ventenne. Anzitutto si lascia alle spalle tutto il gruppo di compagni e compagne di allenamento con cui si ritrovava quotidianamente da circa 6 anni. Inoltre, a causa del deterioramento dei rapporti, per garantirsi un ambiente di allenamento sereno decide di spostare i sui allenamenti in un altro impianto della zona dove vive. Questo impianto, però, non è frequentato da alcun gruppo di atleti se non da una piccola società che, però, annovera solo giovanissimi fra i 9 e 13 anni. Chiara, quindi, si ritrova a svolgere i suoi allenamenti in completa solitudine. Questo, ovviamente, fintanto che non si sono infittiti i rapporti con il gruppo di Torino, cosa che è avvenuta dopo le indoor 2006.
In quel primo periodo di preparazione, dunque, si è delineata una situazione piuttosto difficoltosa: allenamenti da preparazione invernale (quindi tipicamente più impegnativi anche sotto il profilo mentale) svolti in completa solitudine in fredde sere d'inverno, mentre per anni era stata abituata a condividere fatiche con un gruppo di coetanei. In questa fase va certamente sottolineato il grande carattere della ragazza che, sia pur attraversando qualche periodo di scoramento, non ha perso di vista i suoi obiettivi che erano quelli di tornare ai vertici nazionali nella sua categoria. Infatti, nonostante il livello di partenza fosse penalizzante, alla prima gara indoor migliora il personale sui 60 metri portandolo a 7"60, per poi limare una altro centesimo con il 7"59 che le vale il sesto posto nella sua primissima finale in un Campionato Italiano Assoluto ad Ancona.
Analisi tecnica
Vediamo ora come si presentava all'epoca l'aspetto tecnico che stiamo esaminando, evidenziando lo stato dal quale si è cominciati a lavorare a partire dalla preparazione invernale per la stagione 2006. Le problematiche emerse circa questo aspetto fondamentale per un sprinter sono rilevabili dalle due sequenze video che potete scaricare al seguente indirizzo:
Video del 04.12.2005 (10.2Mb - Si consiglia Mouse Tasto dx -> Salva oggetto con nome)
In particolare, nella seconda in cui l'atleta effettua uno start&drive trainato. La resistenza del traino, infatti, mette ancora più in evidenza quello che è apparso subito il difetto principale: l'eccessiva tendenza a verticalizzare le spinte e la ricerca pressoché immediata della posizione eretta. In effetti, Chiara palesava, anche consciamente, la poca chiarezza di idee su come dovesse estrinsecarsi la meccanica dell'avvio, a causa di un carente background addestrativo specifico dello start.
Dalle due sequenze si possono rilevare i seguenti punti, tutti estremamente intersecati e consequenziali fra loro:
1. Ricerca precoce della posizione eretta 2. Spinte eccessivamente verticali che portano ad avere ginocchia altissime, con un vettore direzione estremamente sfavorevole nella "ciclistica" degli arti inferiori 3. Avanzamento molto limitato del CdG 4. Azione delle braccia molto ridotta e poco produttiva in termini inerziali 5. Anteriorizzazione anticipata degli appoggi con conseguente ristagno delle spinte a causa della fase frenante che si viene a creare nella loro estrinsecazione
Nel prossimo post, prima ancora di descrivere gli interventi e i mezzi adottati, continueremo l'esposizione evolutiva dello start&drive di Chiara. Cono d'Ombra |
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| Re: Start & Drive Chiara Gervasi - Secondo stadio evolutivo |
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Il primo periodo di intervento è indubbiamente stato il più problematico. La ragione è abbastanza ovvia: si trattava di ricostruire un gesto complesso e l'ostacolo più arduo è stato certamente quello di "cancellare" il vecchio imprinting che si era consolidato negli anni precedenti per lasciare spazio all'apprendimento di una esecuzione motoria più efficace e produttiva. Un fattore mentale limitante dell'atleta è stato la convinzione, tanto assurda quanto ormai intrinseca e radicata nella sua psiche, che non sarebbe mai stata una buona partente. Per quanto Chiara mostrasse una buona capacità di acquisire le motricità proposte, restava comunque problematico ottenere il consolidamento del gesto. Il tempo necessario affinché si notassero progressi con una certa continuità (non quindi frutto del caso episodico) è stato dunque piuttosto lungo, anche se vanno sottolineati i seguenti fatti:
1. Si è scelto di sospendere il lavoro analitico sullo Start&Drive per tutto il periodo delle indoor a partire da tre settimana prima della gara di esordio in quanto il perseverare nell'analisi e intervento su un aspetto peculiare dello sprint in periodo agonistico avrebbe portato al rischio di confondere le idee all'atleta e, peggio, di dedicare troppa attenzione al gesto togliendo risorse al mero agonismo. Abbiamo dunque deciso di privilegiare l'istintività.
2. Dopo la stagione indoor, l'atleta ha dovuto risolvere un problema al ginocchio sinistro che l'ha costretta a ridurre molto il regime di allenamento fino alla seconda metà di aprile.
Ovvio che questi due fattori hanno allungato il tempo fisiologicamente necessario per segnare significativi progressi nello Start&Drive.
Tornando all'argomento in questione, in questa prima parte di lavoro è stato importante sensibilizzare Chiara sul particolare a cui abbiamo inizialmente assegnato maggiore priorità: spostare gli appoggi più indietro al fine di eliminare la fase frenante che caratterizzava la sua meccanica del passo in avvio per ottenere così un'azione di spinta più completa e, di conseguenza, agevolare l'avanzamento del CdG. Puntando sull'affinamento di questo particolare, contavamo di ottenere miglioramenti anche su altri due aspetti: l'angolo di uscita e la tendenza a un'eccessiva verticalità delle spinte. A posteriori possiamo sostenere che se il secondo proposito si è concretizzato quasi spontaneamente, non è stato così per il primo, per il quale si è reso necessario intervenire successivamente sull'atteggiamento del busto.
I metodi principali che abbiamo utilizzato sono stati i seguenti:
- Accelerazioni senza blocco o monoblocco tra hover a distanza progressivamente crescente - Accelerazioni senza blocco o monoblocco con resistenza elastica elevata - Accelerazioni trainate senza blocco, monoblocco o con blocco - Brevi accelerazioni in salita - Brevi accelerazioni su gradini - Skip inclinato al muro - Skip inclinato spingendo una resistenza elevata - Skip trattenuto da una resistenza orizzontale al livello del CdG - Skip indietro con repentina inversione di direzione e accelerazione
(Cercheremo di mettere online del materiale video sull'esecuzione di alcuni di questi mezzi appena possibile)
Come si evince, i mezzi adottati sono in sè piuttosto semplici e la maggior parte di essi è mirata principalmente alla sensibilizzazione motoria del gesto piuttosto che all'aspetto sostanziale. Questo particolare riveste molta importanza perché, come specificato più volte, la ristrutturazione della percezione motoria del gesto era stato posto come elemento principale per raggiungere l'obiettivo.
Il filmato che segue mostra lo stato dello Start&Drive di Chiara a luglio 2006:
Video di Luglio 2006 (12.7Mb - Si consiglia Mouse Tasto dx -> Salva oggetto con nome)
Dalle tre prove mostrate si evidenziano i seguenti fatti:
- L'azione delle spinte presenta decisamente meno verticalità e la "ciclistica" non è più dispersiva come all'inizio
- Il busto tende ancora a raddrizzarsi precocemente, addirittura con un'azione piuttosto "strappata". Questo aspetto è, in questa fase, probabilmente responsabile del residuo di eccessiva verticalità delle spinte. Tuttavia, in quel momento decidiamo che si tratta solo di un particolare che si aggiusterà con l'applicazione continuando l'opera di sensibilizzazione dell'atleta e decidiamo che si tratta solo di una questione di tempo
- Il gesto, per quanto decisamente più vicino alla nostra idea di Start&Drive, oltre ad alcuni particolari da affinare col tempo, è ancora da consolidare. Si può, infatti, osservare nel filmato che fra le tre prove sono rilevabili differenze esecutive che denotano ancora incertezza da parte dell'atleta.
E' evidente che c'è ancora tanta strada da percorrere, ma i progressi segnati possono essere ritenuti soddisfacenti. Nel pieno della stagione agonistica outdoor, così come deciso prima delle indoor, scegliamo ancora di sospendere l'analisi del gesto rimandando alla pausa di agosto. Questo proposito, però, si rivelerà impossibile da attuare per il riemergere del problema al ginocchio sinistro già patito a marzo/aprile che impedirà a Chiara di svolgere con completezza i suoi allenamenti fino alla prima decade di settembre. Cono d'Ombra |
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| Re: Start & Drive Chiara Gervasi - Esempi di esercitazioni elementari |
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Pubblichiamo una prima sequenza video di esempio. Video 3-4 gennaio 2006 (11Mb - Si consiglia Mouse tasto dx -> Salva oggetto con nome)Questi filmati di esercitazioni didattiche sono stati girati durante due giorni di vacanza a Ravenna, in compagnia di Marco di Maggio, tecnico di molti atleti di valore nazionale e internazionale.Si stavano, in quel periodo, gettando le basi per ricostruire da zero l'espressione tecnica di Chiara relativamente allo Start&Drive. Si tratta, come si può vedere, di esercitazioni piuttosto elementari, di mera sensibilizzazione, sulle quali, però, si è insistito molto per focalizzare l'attenzione di Chiara su alcuni aspetti fondamentali.Anzitutto, un particolare che l'atleta non aveva ben solido era il primissimo impulso sul blocco posteriore e su questo vertono gli scopi delle esercitazioni nelle prime riprese del filmato. Successivamente si passa a sensibilizzare l'atleta sull'uso delle braccia e sulla posizione ottimale degli appoggi durante una fase come il drive in cui deve "spezzare" il proprio stato di quiete e acquisire rapidamente velocità. Trattenendola alla vita durante l'esecuzione via via più dinamica di un semplice skip si permette all'atleta di assumere in maniera del tutto naturale la posizione di busto inclinato e di spostare spontaneamente più indietro gli appoggi.Infine si cerca di portare le sensibilizzazioni acquisite verso il gesto specifico mediante semplici facilitazioni o complicazioni come la partenza da eretta, in appoggio e senza appoggio, o la partenza con estremo sbilanciamento del corpo.Va precisato che le esercitazioni mostrate nel filmato sono state essenziali in questo stadio primordiale di addestramento sull'aspetto tecnico in questione ma non costituiscono certo una gamma di interventi da utilizzare costantemente quando il gesto diventa ben solido nel bagaglio motorio dell'atleta, se non in piccolissime dosi come forma di "rimembranza tecnica". Infatti, quando si deve correggere o insegnare ex-novo un gesto complesso, scomporlo in sotto-fasi e ridurre il contesto motorio per focalizzare la sensibilità dell'atleta su un preciso particolare alla volta, anche usando strumenti che la enfatizzino, è sicuramente opportuno, ma una volta acquisito scendere troppo nei particolari può significare con facilità investire del tempo inutilmente. In effetti, questo tipo di esercitazioni è scomparso dagli allenamenti di Chiara da ormai oltre un anno. In realtà non avrebbe dovuto avere bisogno di esse al primo anno da promessa: avrebbe piuttosto dovuto apprendere questi fondamentali molto prima... Cono d'Ombra |
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| Re: Start & Drive Chiara Gervasi - Partenze trainate e non trainate |
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Video del 15 gennaio 2006 (9,46Mb - Si consiglia Mouse tasto dx -> Salva oggetto con nome)
In questo filmato l'atleta esegue delle partenze trainate e non trainate. Trovandoci nel primissimo periodo di lavoro, si notano con evidenza i problemi meccanici già esposti. Le partenze trainate si sono rivelate molto importanti per correggere il vettore direzione nell'azione delle ginocchia che, come si vede, avanzano con traiettoria molto verticale e con l'angolo coscia-gamba che rimane aperto. Questo causa, parimenti al ginocchio, un avanzamento del piede lungo un percorso dal basso verso l'alto piuttosto che con una traiettoria più lineare e armonica che lo faccia transitare all'altezza del ginocchio dell'arto opposto. Tra l'altro, lo stesso tipo di difetto meccanico lo si può notare anche nella fase di corsa lanciata. Le origini di questo problema si possono certamente identificare nell'esecuzione pedissequa, negli anni precedenti, di una grande quantità di esercitazioni tecniche prive di una motricità fluida e armonica (la stessa conclusione può essere tratta osservando il movimento rigido delle braccia: si può dire che tutti gli schemi motori memorizzati dall'atleta negli anni precedenti erano privi di fluidità e "armonia meccanica"...).
Per le partenze trainate abbiamo utilizzato una cyclette modifcata: la ruota in ghisa è stata fatta scavare in un tornio per ottenere una scanalatura in cui è stato possibile avvolgere 60 metri di cavo. All'estremità opposta è stata agganciato un moschettone che può essere collegato a una cintura o a una imbracatura, a seconda se si vuole porre il fulcro della resistenza all'altezza della vita o delle spalle dell'atleta. Questo strumento, semplice da costruire, rappresenta un traino con effetti simili ma non identici alla classica slitta. Anzitutto, nel caso delle partenze con blocco, non c'è più il problema che quest'ultimo costituisce un ostacolo all'avanzamento della slitta. Inoltre la slitta, essendo una massa che avanza, acquisisce inerzia che aumenta ad ogni spinta dell'atleta e dunque la resistenza che oppone cala molto rapidamente. Con l'altro strumento, invece, la resistenza è della ruota è regolata da un apposito manometro (quindi può essere calibrato in maniera più fine) e, pur presentando certamente una fase inerziale, questa è sicuramente molto minore rispetto a una massa di 10/15kg (la slitta) che avanza con una certa velocità, oltretutto crescente. Ne consegue che la resistenza durante la prova viene erogata in maniera molto più lineare e costante e, soprattutto, decade in con un andamento più limitato rispetto alla slitta. Questa particolarità permette di replicare (in termini dinamici) il drive in maniera più aderente alla sua espletazione nella situazione reale, e cioè quando è privo di qualsiasi resistenza esterna.
Una nota riguardo i carichi e le distanze utilizzate nei drive trainati. Riteniamo, ovviamente, che questi due parametri vadano calibrati sia in funzione dell'atleta, sia degli scopi che si vogliono ottenere. In generale, comunque, tendiamo a lavorare quasi sempre con carichi significativi nelle trainate in quanto, con carichi bassi, oltre a non fornire stimolo sufficiente nello start, la resistenza del traino diventa trascurabile (o comunque cala notevolmente di efficacia) dopo pochi metri. Questo vale soprattutto con i traini a slitta che acquisiscono inerzia molto rapidamente. Qualche metro in più si può correre con il traino a cyclette che acquisisce molta meno inerzia e quindi la resistenza che offre rimane su livelli significativi per più tempo/metri. Riguardo le distanze, a seconda del periodo, del carico preciso e degli obiettivi (focus sullo start, focus sul drive, focus mediato su entrambi), andiamo su distanze da 10 a 20 metri con la slitta e da 15 a 30 metri con la cyclette per le donne, e qualche cosa in più per gli uomini. Cono d'Ombra |
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