Come non detto, niente stagione indoor.
Un po' mi dispiace ma quest'anno è troppo importante per rischiare di non recuperare da questo “mezzo infortunio”. Più che infortunio è un fastidio enorme venuto fuori dal nulla da un giorno all'altro sotto la pianta del piede che non permette di allenarmi da circa 2 settimane. Quindi io e il mio coach abbiamo deciso di non disputare la stagione in sala in vista delle Olimpiadi per evitare di far venire fuori tempi mediocri che non servono ai fini della cronaca.
Intanto via di onde d'urto e tanta positività per far andare via questo fastidio velocemente e riprendere a correre meglio e più forte di prima.
Eccoci qua, 2012 anno Olimpico. Si ricomincia una stagione molto importante e per quanto mi riguarda si ricomincia con una serenità nuova, una guida ritovata, la cattiveria di un tempo che ha permesso grandi cose. Ricomincerò dalla stagione indoor che a breve prenderà piede e prometto di esserci almeno come nel 2009!!
Buon 2012!!!
Nella vita di un uomo, l'importanza di ciò che fa, è commisurata spesso dai mezzi che ha a disposizione. Per questo ogni piccola conquista vuol dire molto, magari non in senso assoluto ma molto sicuramente per lui. Questo è lo spirito che ogni mattina mi sveglia e non mi manda a letto fino a che non sono convinto che alla fine della giornata ho qualcosa in più.
Get Ready
Francesco Filipponi
| Orizzonti nuovi | 25-01-2012 |

Nel 1999 quando cominciai l’avventura di allenatore il nostro Paese era impregnato fino al midollo dal magistero prezioso del Professor Carlo Vittori. L’illuminato tecnico ascolano aveva disciplinato tutto lo scibile afferente all’intricata matassa della velocità, ogni aspetto era stato sviscerato con dovizia, non soltanto in riferimento alle ricette preposte all’ottenimento delle prestazioni, i famosi programmi federali che scendevano come manna sul capo di inesperti tecnici in cerca di una guida che li conducesse alla ribalta, ma anche predisponendo tabelle e schemi coercitivi che vincolando alcune gestualità della ritmica promettevano di portare l’atleta al massimo della sua espressione prestativa. Tutti noi e tutti quelli della generazione precedente ne rimanemmo affascinati, l’eloquenza delle dimostrazioni procedeva spedita e senza tentennamenti, la dote di un primato del mondo rivestiva quelle indicazioni del prestigio imperituro di chi si era eretto sul tetto del mondo dello sprint. I moduli per la forza, la trasformazione della stessa grazie alla modulazione appunto, l’importanza della resistenza alla velocità per il sistema nervoso centrale, la base invernale con volumi a buone intensità e poi l’affinamento ritmico la ricerca di artificio e reiterazione del training e della prestazione in gara rispettivamente, costituivano la summa di un pensiero che svettava sicuro di sé, conscio del suo appeal e leggermente sprezzante di altre forme e per altre forme che pur profilandosi all’orizzonte non potevano imporsi in un contesto bulgaro marchiato dal concetto di pensiero unico. Era una sorta di centralismo democratico da P.C.I degli anni 60, in cui però alla prova dai fatti il tutto risultava essere più burocratico che democratico, come per Rossana Rossanda era anche quello che succedeva al bottegone. Devo dire che sulle prime le mie possibilità di muovermi in autonomia furono ben presto represse dal ruolo del centro tecnico federale, dentro il quale sebbene il Professore non avesse più il ruolo di esecutore materiale, ne permaneva lo spirito, una sorta di eminenza grigia che determinando il passato, ha fortemente condizionato il fare del presente. Avendo avuto io , la straordinaria fortuna di poter allenare una ragazza azzurra al principiare della mia carriera, mi trovai di fronte a indicazioni tabellari certe e predeterminate, scritte anni prima, per tutti e per ciascuno. Provai a seguirle in virtù della mia inesperienza e della mia ricerca che la coscienza stessa mi imponeva di affidarmi a chi aveva già maturato anni di campo, per quel senso di responsabilità e di aumentata attenzione che le prove che ci appaiono complicati ci inspira dentro l’animo. L’esperimento durò qualche tempo, ma poi dovetti abbandonarlo , lo lasciai senza una ragione, come spesso nella vita mi è accaduto di fare anche con le persone. Comincia ad andare per la mia strada, una strada casuale, scoscesa, piena di intralci, curve cieche, non sapevo dove andassi sinceramente, ma sapevo che volevo allontanarmi velocemente da dove ero partito, dal conservatorismo accademico, dal concetto di uno per tutti, dall’idea malsana e gerontocratica che l’esperienza valga più dell’intuito di chi tenti o foss’anche della fortuna del principiante. Me ne allontanai correndo, come mi ero abituato a fare negli anni precedenti. Il percorso mi ha portato alcuni anni dopo a scoprire che il complesso del mio lavoro, i miei convincimenti, le sistemazioni che avevo tentato di dare agli allenamenti che proponevo, tutto questo già esisteva Esisteva nell’impostazione di un altro tecnico, esisteva in lui meglio che in me e prima che in me, esisteva con risultati eclatanti e con una chiarezza anche nei punti che per me restavano oscuri, avevo scoperto Charlie Francis. Me ne occupai a fondo e cominciai a pormi alcune questioni che pure in precedenza avevano interrogato la mia mente, ma senza che riuscissi a risolverle, la conoscenza del pensiero del canadese mi consentì di chiarirmi le idee e di progettare con fiducia il futuro. Naturalmente divenni antivittoriano, ma per onestà intellettuale devo dire che lo fui ben prima di entrare in contatto carnale con materiale del coach di Ben Johnson, lo divenni per intransigenza, per quello spirito di ribellismo giovanile che è tratto distintivo delle menti pensanti dentro a stato o a società fortemente segnate di autoritarimo. La critica della ritmica mi parve di sparare sulla croce rossa, tanto era semplice destruttura...
| Inverni anatolici, estati britanniche | 07-01-2012 |

La stagione indoor si avvicina velocemente a passi ampi e ben distesi.
Cerutti si approccerà ai mondiali per ben figurare e per riprendere quel filo che a causa di scelte e infortuni si è rotto dal tardo inverno del 2009. Manca meno di 1 mese all'esordio individuato per il 5 di febbraio a Mosca, gli avversari non mancheranno , la scelta della capitale russa ha per noi un significato scaramantico che non potevamo non annoverare fra gli interventi preposti alla prestazione.
La stagione proseguirà con un paio di meeting top in Europa, prima di onorare la rassegna degli assoluti. Istanbul sarà il capolinea di un percorso agonistico che ci auguriamo possa essere vincente e magari impreziosito dalla finale in terra di Turchia. Nel congegno delicato di una preparazione, molti elementi si sono modificati rispetto al passato recente, abbiamo cercato una rivoluzione copernicana su alcune scelte della forza e del rapporto sempre delicato fra questa e la corsa, crediamo di aver fatto un'operazione saggia, ma certo il giudice supremo sarà il cronometro, per cui rimandiamo sorrisi o depressioni al termine dell'attività in sala. Certo l'obiettivo deve essere quello del PB, ma ci troviamo nella condizione in cui essendo il Pb anche il record nazionale, il progresso non è semplice , nè scontato e la sua realizzazione si verifica in condizioni psicofisiche eccellenti, cercando e trovando dentro quelle, una gara perfetta, ci deve essere ...
| Buon anno. | 07-01-2012 |

Ricominciamo questa avventura più volte interrotta, non potendo promettere che l'impegno di essere continui. Il gruppo ha cambiato pelle, ha perso dei pezzi e ne ha inglobati di nuovi. Crediamo sia fisiologico e auguriamo a tutti coloro i quali hanno deciso di scegliere altri lidi di migliorare se stessi, anche se ad oggi, dati alla mano, ciò è ancora un fenomeno che non si è mai verificato, qualora accadesse lo saluteremo con sincero entusiasmo.
La stagione invernale è alle porte ma certamente il nostro pensiero vive già dentro gli eventi a cinque cerchi dell'estate londinese.
Riteniamo che il nostro obiettivo, per l'impegno gratuito quotidianamente profuso, per lo stato complessivo del nostro movimento e per la qualità dei nostri ragazzi non possa che essere quello di avere tre rappresentanti ai Giochi. Sarebbe un risultato assai degno per chi tenti, come noi, di svolgere un'attività da dilettanti con esiti a volte da professionisti.
E' palese come sarebbero necessari investimenti significativi, continui, oculati, scelte strategiche di lungo periodo per invertire un trend di risultati mortificanti, ma che pensiamo saranno la regola duratura dei nostri bilanci futuri. In questa condizione di difficoltà finanziarie un'organizzazione più capillare, una ramificazione di informazioni più attenta, potrebbe magari correggere le storture metodologiche che persistono in ogni dove, di improvvisati, scrivani, falsi e dotti . La federazione si è mostrata incapace di gestire la crescita dei giovani, sarebbe sparare sulla croce rossa mostrare l'effervescenza del nostro movimento giovanile e l'apatia confinante con la depressione degli esiti assoluti della nostra atletica. Forse ci sarebbe qualche intervento da porre in atto, forse dovremmo rispettare i tempi della crescita, evitare le enormità di assegnare tutor a ragazzini i cui exploit sono figli di una distonia fra età biologica e anagrafica e della volontà di apprezzamento da parte dei dopolavoristi che li seguono. I ragazzi vengano seguiti, ma si sappia che spesso la loro attività finisce quando comincia quella degli altri.
Non facciamo nomi, il nuovo anno è appena iniziato e vorremo evitare le menzioni ad personam di chi battezzato fenomeno ieri da stor...